La denuncia di Cipriani Usa Inc. contro Il Fatto Quotidiano e Rai per danni reputazionali

Giuseppe Cipriani e Nicole Minetti chiedono un risarcimento da 250 milioni di dollari per presunte false accuse pubblicate da Il Fatto Quotidiano e Rai.

Cipriani Usa Inc. ha citato in giudizio Rai e Il Fatto Quotidiano presso la Corte distrettuale di New Yorkchiedendo 250 milioni di dollari per presunti danni reputazionali e commerciali; in parallelo, a Roma sono fissate mediazioni il 25 e 26 giugno 2026. L’azione coinvolge anche Giuseppe Cipriani e Nicole Minettiche hanno attivato ulteriori rimedi per la tutela dei diritti della personalità.

Il caso è rilevante per l’impatto dichiarato su operazioni finanziarie e sul business della ristorazione e dell’ospitalità di lusso del gruppo Cipriani. L’articolazione delle domande include risarcimento punitivo, rimedi equitativi e la contestazione di presunte interferenze illecite nei rapporti commerciali. Ultimo aggiornamento: 9 giugno 2026.

Le richieste e gli importi in gioco

Nella denuncia civile di 43 pagine redatta dallo studio internazionale Reinhardt Savic Foley LLPCipriani Usa Inc. ha quantificato in non meno di 250 milioni di dollari il danno richiesto per la parte statunitense del contenzioso. La società ha indicato il ritardo nella chiusura di un’operazione da 50 milioni di dollari, attribuito a perplessità sollevate da un finanziatore dopo le pubblicazioni contestate, e costi straordinari per incaricare una società investigativa indipendente a scopo di verifica e confutazione.

In Italia, sono state avviate procedure parallele. A Roma è stata depositata un’istanza di mediazione contro Il Fatto Quotidiano con richiesta di 5 milioni di eurocon incontro fissato al 26 giugno 2026. Ulteriori azioni sono state intraprese contro Rai e Mediasetper 1,5 milioni di euro ciascuna, con il primo incontro di mediazione con Rai previsto per il 25 giugno 2026.

I profili contestati: Epstein, Punta del Este e Nordio

Il cuore della controversia negli Stati Uniti riguarda contenuti che avrebbero accostato Giuseppe Cipriani a Jeffrey Epsteinrappresentandolo come un presunto “Epstein italiano”. Secondo gli atti, tali accostamenti avrebbero insinuato condotte criminali e immorali, incidendo sulla reputazione personale e commerciale dell’imprenditore e del gruppo. Le domande legali comprendono anche la rimozione di asserite falsità e il ristoro per denigrazione commerciale e rappresentazione ingannevole.

La denuncia ha anche contestato riferimenti a presunti incontri tra il ministro della Giustizia Carlo Nordio e Cipriani nella residenza di Punta del Estein Uruguay. Gli atti affermano che tali incontri non siano mai avvenuti e che Nordio non abbia visitato l’abitazione. Questo punto viene indicato come elemento che avrebbe alimentato una narrativa di presunta corruzionecon riflessi negativi sugli interessi economici del gruppo.

Feste, residenza “Gin Tonic” e dichiarazioni

Le contestazioni includono anche resoconti su presunte feste a sfondo sessuale e uso di droga nella residenza uruguayana conosciuta come Gin Tonic. Gli atti difensivi qualificano tali riferimenti come privi di fondamento, precisando che l’immobile sarebbe una semplice abitazione, non un ranch paragonabile a quello di Epstein nel New Mexico. La società ha affermato che simili descrizioni avrebbero amplificato lo scandalo con effetti immediati sui rapporti con investitori e partner.

Tra le posizioni evidenziate compaiono le testimonianze di Graciela Torresindicata come ex massaggiatrice. Secondo la documentazione, la durata dell’impiego riferita sarebbe stata gonfiata e non emergerebbero condotte illecite nel periodo in cui avrebbe lavorato. Nel maggio 2026, Torres ha sottoscritto una dichiarazione giurata nella quale, tra l’altro, ha affermato che Nicole Minetti non ha mai reclutato ragazze né favorito la prostituzione, smentendo specifiche insinuazioni.

Le comunicazioni di De Los Santos e il quadro probatorio

In parallelo, è emersa la figura di Graciela De Los Santosex collaboratrice della tenuta di Punta del Este. La difesa di Cipriani ha sostenuto che alcune sue dichiarazioni siano state estrapolate dal contesto e utilizzate in modo sensazionalistico, mentre la donna avrebbe successivamente ridimensionato, dicendo di non volere esposizione pubblica. Nel dibattito sono state rese note comunicazioni intercorse in cui la tenuta veniva descritta come “la casa di Playboy” con “feste, ragazze, molte cose… droghe”, con riferimenti a “modelle brasiliane” e “prostitute vip”.

Questi elementi sono oggetto di un confronto serrato tra le parti, che hanno prodotto memorie e richieste istruttorie per verificare la attendibilità dei racconti e la coerenza temporale degli eventi citati. Il gruppo Cipriani ha chiesto di valorizzare gli esiti delle verifiche affidate a una società investigativa indipendente e di riconoscere il nesso tra le pubblicazioni contestate e le conseguenze economiche dichiarate, inclusa la trattativa da 50 milioni rimasta sospesa.

Scritto da Ilaria Mauri