Il Senato ha appena sancito il disegno di legge delega per il ritorno del nucleare all’italiana un passo istituzionale che intende creare le basi normative per future installazioni. Il giorno stesso, la startup italo-francese Newcleo ha iniziato le contrattazioni sul Nasdaq dopo la fusione con la SPAC NewHold, ottenendo una valutazione pre-money di circa 2,4 miliardi di dollari. Entrambi gli eventi hanno scatenato un vivace dibattito su quanto rapidamente l’Italia possa passare dalla promessa alla produzione concreta.
Il disegno di legge sul nucleare all’italiana: contenuti e criticità
Il provvedimento approvato dal Senato stabilisce un quadro normativo che consente al Governo di fissare, tramite decreti attuativi, le procedure operative per la costruzione di impianti nucleari. Tuttavia, la legge stessa non autorizza direttamente alcun reattore, né crea una filiera industriale pronta a produrre energia. Gli osservatori sottolineano che, senza un’autorità di regolazione dedicata, l’intero processo – dalla progettazione definitiva alla qualificazione dei componenti, dalla scelta del sito alla produzione del combustibile – rischia di rimanere su carta. In pratica, la normativa offre un “cuscino legislativo” ma richiede ancora una serie di decisioni operative critiche, tra cui la definizione di un modello di finanziamento e l’individuazione di un sito idoneo.
Le fasi operative ancora da superare
Per trasformare la legge in energia reale, servono diversi passaggi: disegno definitivo del reattore, qualificazione dei componenti realizzazione di una catena di fornitura affidabile, produzione del combustibile MOX ottenimento di autorizzazioni ambientali e di sicurezza, e infine la costruzione dell’impianto. Solo dopo aver superato questi ostacoli Newcleo potrà dimostrare sul terreno che la sua tecnologia di mini reattori di quarta generazione raffreddati a piombo è pronta per il mercato.
Newcleo al Nasdaq: valutazione, performance e prospettive operative
Il 22 settembre Newcleo ha avviato le negoziazioni sul Nasdaq con i ticker NWCL e NWCLW, dopo la conclusione della business combination con NewHold Investment Corp III. La operazione ha generato circa 247 milioni di dollari di proventi lordi, di cui 216 milioni da investitori privati e 31 milioni dal trust della SPAC. Nonostante la valutazione di 2,4 miliardi di dollari, le azioni hanno subito una caduta di circa il 16 % nelle prime ore, chiudendo poi con un ribasso intorno al 9 % e stabilizzandosi attorno a 7,80 dollari.
Obiettivi di investimento e tappe future
Newcleo ha dichiarato che i capitali raccolti saranno destinati a completare il dimostratore non nucleare da 10 MW termici presso Brasimone, a proseguire le pratiche regolatorie negli Stati Uniti e in Francia, e a sviluppare la produzione del combustibile MOX. L’azienda punta a mettere in funzione il primo mini reattore commerciale entro la fine del 2032 o l’inizio del 2033, con una prospettiva più prudente per l’Italia che indica il 2035 come orizzonte realistico. La scelta di puntare inizialmente al mercato statunitense deriva dalla considerazione che il regime regolatorio americano risulta più adatto a rispettare la scadenza del 2032.
Le opinioni degli esperti sul calendario nucleare italiano
Il dibattito è animato da quattro voci autorevoli. Nicola Armaroli del CNR ritiene che il quadro legislativo sia solo il primo passo e che, senza un modello di finanziamento e un’autorità indipendente, la prima produzione nucleare in Italia non possa arrivare prima del 2040. Egli sottolinea anche la necessità di rafforzare le rinnovabili nei prossimi 10-15 anni, prevedendo un contesto in cui il nucleare dovrà competere con una capacità rinnovabile elevata. Giuseppe Zollino dell’Università di Padova, invece, vede il nucleare come componentе continua del mix energetico, ma avverte che il suo contributo sarà nullo entro il 2030 e limitato nel 2035, con effetti più tangibili solo dopo il 2045. Giovanni Ludovico Montagnani considera il nucleare una sorta di «assicurazione» contro la variabilità delle rinnovabili, ma rimane scettico sulla capacità delle tecnologie SMR, citando il progetto francese Nuward ancora privo di prototipo. Infine, Luigi Moccia del CNR osserva che, per i grandi reattori, due decenni è un orizzonte comune, mentre per gli SMR mancano esperienze operative sufficienti per stabilire tempi e costi affidabili, suggerendo di puntare su tecnologie già pronte per la costruzione.
La sfida sarà coordinare le decisioni legislative, le autorizzazioni regolatorie e gli investimenti privati per trasformare le promesse in elettroni.
