Quando si parla di motorsport, il 1976 è spesso ricordato per il duello tra Lauda e Hunt in Formula 1. Tuttavia, quell’anno vide anche la consacrazione di un’altra leggenda britannica, Barry Sheene, sulle due ruote. Conosciuto come l’Uomo bionico Sheene dominò il Motomondiale 1976, lasciando un’impronta indelebile nel mondo del motociclismo.
Nato a Londra l’11 settembre 1950, Barry Sheene iniziò a guidare minimoto all’età di cinque anni. Cresciuto lavorando come corriere, la sua passione per le moto fu alimentata dal padre Frank, meccanico per la Bultaco. La sua carriera decollò con la vittoria del campionato britannico 125 nel 1969 e nel 1970, prima di approdare al Motomondiale con una Suzuki RT67.
L’ascesa con Suzuki e lo stile di vita da playboy
Dopo un anno di transizione nella classe 250, Barry Sheene fu ingaggiato dal team ufficiale Suzuki per disputare il campionato Formula 750. Con la TR750, vinse il titolo nel 1973, conquistando la stampa britannica con il suo stile di vita da playboy. Arrivava in circuito con Rolls-Royce e elicottero, e la sua storia d’amore con la modella Stephanie McLean fece il giro dei tabloid.
Il suo carattere forte e il suo carisma gli permisero di spingere il team Suzuki a favorirlo, spesso con commenti duri sui suoi compagni di squadra. La sua resilienza dopo gravi incidenti, come quello alla Daytona 200, gli valse il soprannome di The Bionic Man.
La consacrazione nel 1976 e il dominio con Suzuki
Il 1976 fu un anno cruciale per Sheene e Suzuki. Nonostante la tentazione di ritirarsi, il team continuò grazie all’impegno dell’importer britannico e degli sponsor. Con un team tecnico inglese guidato dal padre Frank e Don Mackay, Sheene dominò la stagione, vincendo quattro gare su cinque e conquistando il titolo mondiale con tre gare d’anticipo ad Anderstorp.
La sua vittoria fu storica: fu il primo pilota a vincere un titolo mondiale su una moto giapponese. Sheene si riconfermò al vertice anche nel 1977, vincendo il suo secondo titolo nella classe 500. Tuttavia, quell’anno segnò anche l’inizio del declino, con l’avvento dei piloti americani che avrebbero dominato nei decenni successivi.
Barry Sheene rimane l’ultima grande leggenda del motociclismo britannico, insieme a James Hunt. La sua storia è un simbolo di un’epoca indimenticabile, in cui i playboy governavano il mondo del motorsport.
