Da lunedì 28 settembre Eni avvia un intervento inedito sul mercato interno: per un periodo iniziale di trenta giorni fissa il prezzo massimo a 1,99 euro al litro per la benzina e a 2,19 euro al litro per il gasolio. L’obiettivo dichiarato è contenere l’aumento dei costi al consumo finale e offrire un respiro temporaneo alle famiglie italiane, già gravate da continui rincari dovuti alla guerra in Medio Oriente e all’inflazione delle materie prime.
Dettagli del price cap e impatto sul bilancio di Eni
Il tetto di prezzo si applica alle stazioni della rete Enilive che controlla circa il 70 % del canale retail del gruppo. Secondo gli ultimi dati semestrali, Eni vende in media 600 milioni di litri al mese nel segmento retail; con la riduzione di circa 17 centesimi rispetto ai prezzi di due giorni fa, il costo diretto dell’operazione si aggira intorno ai 100 milioni di euro al mese. Il consorzio ha già anticipato la possibilità di estendere il provvedimento fino a dicembre, a seconda dell’andamento del mercato e della capacità di raffinazione.
Reazioni dei distributori convenzionati e delle associazioni di settore
Il limite di prezzo è stato comunicato come prezzo consigliato ai quasi 4 000 distributori che utilizzano il marchio Eni o Enilive. Alcuni di questi, noti come “convenzionati”, hanno richiesto un compenso per le giacenze: la società ha proposto un rimborso fisso di 1.500 euro ritenuto insufficiente da molte imprese, soprattutto da quelle con scorte ingenti. L’associazione Assopetroli-Assoenergia ha definito la misura distorsiva e ha annunciato l’avvio di una lettera al governo, sostenendo che anche azzerando i margini non è possibile raggiungere i livelli di prezzo imposti da Eni.
Il rischio di esaurimento delle scorte
Seppur quello che conta è la capacità produttiva, Eni stesso avverte che, con un afflusso di domanda potenziata dalla nuova soglia, potrebbe verificarsi un calo temporaneo delle scorte. In marzo scorso alcune stazioni hanno dovuto limitare le vendite per mancanza di prodotto; una situazione simile, se ripetuta, metterebbe sotto pressione la logistica nazionale, specialmente in una fase di corsa al distributore.
Effetti sul resto del mercato e minaccia di sciopero
Il price cap riguarda esclusivamente la rete retail; il canale “extra-rete”, destinato a pompe bianche, agricoltura, pesca e autotrasportatori, resta soggetto al prezzo di mercato. Questo ha spinto Assotir l’associazione dei trasportatori, a lanciare un monito di possibile interruzione delle attività se il governo non interviene per mitigare il caro-diesel. Il segretario generale Claudio Donati ha dichiarato che, senza un dialogo specifico, uno sciopero non può essere escluso.
Le grandi major del settore, come Ip, Q8 e Tamoil, osservano la mossa senza aver ancora annunciato contromisure. I piccoli distributori, che forniscono circa la metà della domanda di carburante, invece, faticano a pareggiare i costi e temono di rimanere fuori mercato.
