L’addio di Lucas Di Grassi e il futuro della Formula E

Lucas Di Grassi lascia le corse dopo una carriera che ha contribuito a costruire l'immagine della Formula E; ora toccherà al campionato ritrovare un'identità senza il suo ambasciatore

Il comunicato uscito lunedì, 11 maggio 2026 alle 11:30 ha ufficializzato quello che molti temevano: Lucas Di Grassi ha deciso di ritirarsi dalle corse e userà l’ePrix di Londra come ultima gara di una carriera lunga più di vent’anni. L’annuncio è arrivato in un periodo carico di eventi che hanno catturato l’attenzione del pubblico, come il ritorno della F1 a Miami dopo una pausa forzata e la scomparsa di Alex Zanardi, circostanze che hanno in parte distolto i riflettori dalla scelta del brasiliano.

Nato a San Paolo nel 1984, Di Grassi ha costruito un curriculum variegato: vittoria al Macau GP del 2005, secondo posto in GP2 nel 2007 dietro Timo Glock e due terzi posti nelle stagioni 2008 e 2009. L’esperienza in Formula 1 con la scuderia Virgin Racing nel 2010 è stata difficile, ma quella battuta d’arresto si è trasformata in un punto di svolta che lo ha portato verso altre sfide e opportunità.

Dalla F1 alla Formula E: la trasformazione

Nel 2012 Di Grassi prese una decisione che sarebbe valsa molto più che risultati immediati: abbracciare il progetto della Formula E. Insieme ad Alejandro Agag guidò la monoposto dimostrativa FE01 intorno al mondo, una macchina che rappresentava l’idea grezza di un campionato full-electric. Quando la serie debuttò davvero a Pechino nel 2014, fu proprio il paulista a trionfare nel primo ePrix della storia, una vittoria simbolica resa famosa anche da immagini eclatanti e da un incidente che coinvolse Nick Heidfeld e Nicolas Prost.

Numeri e ruolo

Il palmarès di Lucas Di Grassi nella Formula E è solido: un titolo mondiale, tredici vittorie e quarantuno podi in oltre centocinquanta partenze distribuite su dodici stagioni. Ma al di là delle cifre, il suo contributo è stato soprattutto qualitativo: da collaudatore e pilota a volto pubblico del campionato, ha svolto funzioni di ambasciatore, interprete e a volte persino emblema stesso della serie elettrica, aiutando a darle credibilità e visibilità nei momenti in cui la sua identità era meno definita.

Il pilota come simbolo mediatico

Negli ultimi anni è diventato quasi automatico associare ogni intervista a Di Grassi al racconto della Formula E: qualunque fosse il tema, dai massimi sistemi tecnici ai retroscena del passato, l’attenzione tornava invariabilmente alla serie elettrica. Questo fenomeno ha funzionato come un ponte comunicativo, ma ha anche mostrato un limite: la dipendenza da una figura carismatica per definire l’immagine di un intero campionato. L’analogia con figure popolari in altri ambiti serve a spiegare come un volto possa sopperire a un’identità ancora in costruzione.

Punti critici e ricordi

Oltre al ruolo istituzionale, Di Grassi è stato spesso al centro di dibattiti: si è parlato anche di vecchi episodi legati a gare come Singapore 2008 e del loro presunto impatto sulla carriera. Indipendentemente dalle controversie, la percezione collettiva lo ha trasformato in un riferimento costante per la Formula E, una presenza rassicurante per sponsor, media e spettatori durante la crescita della serie.

Guardare avanti: la Formula E senza il suo volto più riconoscibile

Con l’arrivo della Gen 4, la Formula E affronta una fase potenzialmente rivoluzionaria: monoposto più performanti e nuove sfide tecniche promettono di alzare il livello dello spettacolo. Tuttavia, la transizione verso questa nuova era comporta anche l’esigenza di consolidare un’identità autonoma del campionato, meno dipendente da un singolo protagonista. Il compito ora è duplice: valorizzare il progresso tecnologico e costruire una narrativa collettiva che sia solida e riconoscibile.

Conclusione e saluto

La partenza di Lucas Di Grassi lascerà un vuoto mediatico e simbolico, ma aprirà anche spazi perché la Formula E possa presentarsi con una voce più autonoma. Il contributo del brasiliano rimane parte integrante della storia della serie: non solo per i risultati in pista, ma per l’incisività con cui ha aiutato a modellarne l’immagine. Per tutto questo, e con un saluto che molti tifosi condividono, non resta che dire: Obrigado Lucas.

Scritto da Ilaria Mauri
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