​

Price cap Eni: prezzi carburanti sotto i 2 euro dalla fine di settembre

Eni ha deciso di bloccare i prezzi dei carburanti: diesel non supererà i 2,19 € e benzina i 1,99 €; allo stesso tempo lo sconto sulle accise al diesel è stato dimezzato, creando un dibattito acceso tra governo, sindacati e consumatori.

Negli ultimi mesi i prezzi dei carburanti hanno raggiunto livelli record, spinti dall’instabilità nei mercati internazionali e dalla guerra nel Golfo Persico. Il costo medio della benzina si aggirava intorno a 2,154 € al litro sulla rete nazionale, mentre il diesel in autostrada superava i 2,40 € per litro. Di fronte a questa pressione, le autorità hanno tentato di alleggerire il peso fiscale, ma le misure introdotte finora risultano insufficienti a contenere l’impennata dei prezzi.

Il 5 ottobre lo sconto sulle accise applicato al diesel passa da 12,2 a 6,1 centesimi di euro per litro, dimezzandosi in termini assoluti. Questa riduzione, annunciata dal governo, fa sì che il diesel possa avvicinarsi a 2,40 € su strade urbane e a poco meno di 2,50 € in autostrada, secondo le previsioni dell’Unione Nazionale Consumatori. Nonostante l’intento di dare una boccata d’ossigeno alle famiglie, il contesto internazionale non è cambiato, mantenendo alta la pressione sui prezzi.

Il discount sulle accise al diesel dimezzato: conseguenze immediate

La mezza riduzione dello sconto ha generato una sensazione di quasi nessun sollievo tra i cittadini. L’Unione Nazionale Consumatori ha calcolato che, senza ulteriori interventi, il diesel si stabilizzerà intorno a 2,40 € su percorsi ordinari e supererà i 2,50 € in autostrada. Alcune regioni hanno tentato di contrastare l’effetto, con il Friuli Venezia Giulia che aggiunge altri 5 centesimi di sconto regionale e la Sicilia che destina 15 milioni di euro agli autotrasportatori, ma questi aiuti restano marginali rispetto all’andamento nazionale.

Reazioni dei consumatori e delle associazioni

Le organizzazioni di tutela dei consumatori hanno accolto con favore il dimezzamento dello sconto ma hanno rimarcato la necessità di provvedimenti più strutturali. L’Unione Nazionale Consumatori definisce la misura “ottima notizia” ma sottolinea che non può compensare la mancanza di una politica energetica chiara. Il Codacons, dal canto suo, prevede un risparmio di circa 10,4 euro per un pieno di diesel e 11,2 euro per un pieno di benzina grazie al price cap introdotto da Eni.

Il price cap di Eni: limiti fissati a 2,19 € per il diesel e 1,99 € per la benzina

Il 28 settembre, Eni ha annunciato un tetto massimo di 2,19 € al litro per il diesel e di 1,99 € per la benzina, valido per 30 giorni in tutte le proprie stazioni Enilive, che controllano circa il 70% della rete. Questa decisione, definita un “lodevole atto di attenzione all’Italia” dal governo, porta il prezzo del gasolio sotto la soglia psicologica dei due euro, creando un effetto immediato sul mercato e spingendo la concorrenza a rivedere le proprie tariffe.

Scelta di Eni e dettaglio dell’applicazione

Il price cap si applica sia alle pompe self-service sia a quelle servite, con la possibilità di proroga fino alla fine dell’anno a seconda dell’andamento dei mercati e della disponibilità di approvvigionamento. Eni ha presentato l’intervento come un “contributo di solidarietà” al Paese, rifiutando l’ipotesi di una tassazione sugli extraprofitti, che invece è stata avanzata da alcuni esponenti della Lega. La misura si inserisce in un contesto di forte spesa pubblica: le riduzioni delle accise hanno già comportato quasi tre miliardi di euro di costi per lo Stato negli ultimi sei mesi.

Posizione del governo, delle regioni e dei partiti

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha salutato l’azione di Eni, definendola “un esempio concreto di come istituzioni e grandi imprese nationali debbano collaborare in tempi difficili”. Al contempo, il presidente del Senato del PD Francesco Boccia ha chiesto al governo di definire una strategia energetica chiara, sottolineando che “Esi non dovrebbe sostituire le scelte politiche”. Anche il segretario della CGIL, Maurizio Landini, ha criticato l’assenza di interventi più strutturali sulle accise. A livello locale, le amministrazioni regionali hanno avviato misure di sostegno, ma hanno avvertito che senza un intervento sistemico i trasportatori potrebbero trovarsi in difficoltà operative.

Resta da vedere se questi segnali saranno sufficienti a stabilizzare il mercato o se il governo dovrà intervenire ulteriormente, magari attraverso nuove misure fiscali o accordi con i raffinatori, per garantire un approvvigionamento sostenibile e prezzi più contenuti per i cittadini.

Scritto da Ilaria Mauri