Fringe benefit auto aziendali: cosa cambia con il decreto Omnibus

Dal 2027, le auto aziendali con più di cinque anni subiranno una maggiorazione del 50% nel calcolo del fringe benefit. Scopri tutti i dettagli.

Dal 2027, le auto aziendali con più di cinque anni subiranno una maggiorazione del 50% nel calcolo del fringe benefit. Questo cambiamento, introdotto dal decreto Omnibus mira a incentivare il rinnovo delle flotte aziendali, ma avrà un impatto significativo sui dipendenti che utilizzano veicoli più datati.

Il decreto, approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 10, prevede che il valore convenzionale del benefit venga aumentato della metà dopo il quinto anno dalla prima immatricolazione. Questo significa che, indipendentemente dal tipo di alimentazione, le auto aziendali più vecchie diventeranno meno convenienti dal punto di vista fiscale.

La maggiorazione del 50% dopo il quinto anno

La maggiorazione scatterà dal 31 dicembre del quinto anno successivo a quello della prima immatricolazione. Ad esempio, un’auto immatricolata nel 2026 vedrà l’aumento partire dal 1° gennaio 2027. Questo cambiamento riguarda tutte le alimentazioni: benzina, diesel, ibride, plug-in ed elettriche.

Il provvedimento punta a favorire il ricambio delle flotte, ma penalizza anche un’auto elettrica ancora efficiente una volta superato il limite di anzianità. Il calcolo del fringe benefit viene effettuato applicando una percentuale al costo chilometrico delle tabelle Aci per una percorrenza convenzionale di 15 mila chilometri annui.

L’impatto sulla busta paga

Supponiamo che le tabelle Aci attribuiscano a un’auto a benzina un valore convenzionale annuo di 6 mila euro. Con la percentuale del 50%, il fringe benefit imponibile è di 3 mila euro, pari a 250 euro al mese. Dopo il quinto anno, la maggiorazione porterebbe il valore imponibile a 4.500 euro, cioè 375 euro mensili. L’aumento della base imponibile sarebbe quindi di 1.500 euro all’anno.

Con un’aliquota Irpef marginale del 35%, senza considerare contributi e addizionali, il costo fiscale aggiuntivo sarebbe di circa 525 euro. Il dipendente non pagherebbe L’effetto sarà più contenuto per le auto elettriche, che partono da una percentuale del 10%, e più pesante per benzina, diesel e ibride tradizionali.

Chi sarà colpito

La misura interesserà soprattutto i dipendenti ai quali vengono assegnate auto mantenute a lungo nelle flotte o veicoli usati già immatricolati da diversi anni. Potrà riguardare anche le vetture riassegnate da un dipendente a un altro, perché il parametro decisivo resta la prima immatricolazione.

La regola vale anche quando l’auto è in leasing o a noleggio a lungo termine. Non conta infatti se il mezzo è di proprietà dell’azienda, preso in leasing o noleggiato. Se un’impresa stipula nel 2026 un leasing su un’auto immatricolata nel 2026, ai fini della maggiorazione conta il 2026. Una vettura usata con più di cinque anni potrebbe quindi essere penalizzata fin dall’assegnazione.

Le aziende dovranno scegliere se continuare a utilizzare i mezzi più vecchi, con un maggiore carico fiscale per i dipendenti, oppure anticipare il rinnovo delle flotte. La norma potrebbe favorire il noleggio di auto nuove, ma ridurre la convenienza di prolungare la vita utile dei veicoli.

Il decreto interviene anche sugli accessori non inclusi nelle tabelle Aci: quando gli optional non sono stati acquistati dal dipendente e non risultano già valorizzati nel costo chilometrico ufficiale, il fringe benefit sarà aumentato forfettariamente del 5%.

Il testo è ancora all’esame parlamentare e potrà essere modificato prima dell’approvazione finale e della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Il punto più controverso resta la scelta di considerare esclusivamente l’età del veicolo. La maggiorazione colpisce infatti allo stesso modo un vecchio diesel e un’elettrica di sei anni. Inoltre, il maggiore carico fiscale non ricade direttamente sull’azienda, ma sul dipendente che lo riceve come benefit.

Scritto da Ilaria Mauri