Taxi elettrici in Cina: il boom dei servizi di ride-hailing e l’impatto sui consumi energetici

In Cina, l'aumento dei prezzi del carburante ha accelerato l'adozione di taxi elettrici e servizi di ride-hailing, riducendo significativamente il consumo di petrolio.

In un contesto di crisi energetica globale la Cina sta vivendo una trasformazione radicale nel settore dei trasporti. L’impennata dei prezzi del carburante, scatenata dal conflitto in Iran a fine febbraio, ha spinto milioni di cittadini a preferire i taxi elettrici e i servizi di ride-hailing, riducendo così la dipendenza dal petrolio.

L’esplosione dei servizi di ride-hailing

A maggio, sono state effettuate oltre 3 miliardi di corse su piattaforme di ride-hailing, con un aumento del 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Questo boom è stato alimentato dall’aumento dei prezzi di benzina e diesel che ha reso i taxi elettrici un’alternativa più conveniente. Molti automobilisti privati hanno deciso di lasciare l’auto a casa per evitare i costi del carburante e del parcheggio.

La crisi occupazionale ha ulteriormente accelerato questa tendenza, con nuovi autisti che cercano lavoro sulle piattaforme di ride-hailing. L’alta concorrenza e l’uso di veicoli elettrici economici hanno fatto crollare le tariffe dei taxi, attirando ancora più passeggeri. Ad esempio, Li, un autista part-time di Pechino, ha notato che le tariffe sono diminuite del 10-15% rispetto a sei mesi fa.

L’elettrificazione della flotta di taxi

La trasformazione riguarda soprattutto la flotta dei taxi: oggi circa la metà degli 1,3 milioni di mezzi in circolazione in Cina è elettrica, mentre nelle principali metropoli la quota si avvicina al 100%. Didi, la principale piattaforma di ride-hailing del Paese, ha registrato altri 2 milioni di veicoli elettrici o ibridi lo scorso anno, portando la flotta a basse emissioni a 8 milioni di mezzi che coprono il 75% dei chilometri totali percorsi attraverso l’app.

Questa transizione ha avuto un impatto significativo sui consumi energetici. A maggio, l’utilizzo della benzina è diminuito del 10% e quello del diesel del 14% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, nonostante il trasporto merci su strada e gli spostamenti turistici continuino a crescere. La Cina ha così potuto tagliare le importazioni di greggio del 41% a giugno senza intaccare le proprie riserve strategiche.

Le prospettive future

Secondo le previsioni di Greenpeace, entro il 2035 il 90% dei chilometri percorsi da taxi e servizi di ride-hailing in Cina sarà effettuato con veicoli elettrici. Tuttavia, resta da vedere se le abitudini dei consumatori si manterranno anche quando i prezzi dei carburanti torneranno ai livelli pre-conflitto.

La signora Yang, una cittadina di Pechino, ha dichiarato: “Soprattutto quando i prezzi del carburante sono alti, preferisco prendere un taxi per raggiungere i posti troppo lontani per andare in bicicletta. In questo modo, non devo perdere tempo a cercare parcheggio né pagare la benzina, che costa cara.” Questa testimonianza riflette il cambiamento nelle abitudini di mobilità dei cittadini cinesi.

Questo esempio potrebbe ispirare altre nazioni a seguire un percorso simile verso una mobilità più sostenibile.

Scritto da Ilaria Mauri