Il eReadiness 2026 studio realizzato da PwC Strategy& è stato presentato a Milano alla luce di dati raccolti da oltre 19.000 intervistati in 31 paesi. Nata nel 2020 con un campione di quattro nazioni, la ricerca ha esteso il suo raggio d’azione a tutti i continenti, consentendo una valutazione globale della percezione dei veicoli elettrici a batteria (BEV) e dei ibridi plug-in (PHEV). La prima metà del 2026 è stata il focus temporale dell’analisi, con l’obiettivo di capire lo stato di avanzamento della mobilità elettrica in Italia rispetto al resto d’Europa.
Il risultato più evidente è una quota di auto puramente elettriche pari all’8% del parco circolante italiano, valore che posiziona il Paese tra i più arretrati dell’Unione europea. La media UE si attesta al 21% con esempi di ecosistemi molto più maturi: la Norvegia supera il 98% la Francia il 28% mentre Regno Unito e Germania si aggirano intorno al 25%. Anche la Spagna, con il 10% di veicoli elettrici, è più avanti dell’Italia, evidenziando una distanza significativa rispetto al target europeo.
Quota di auto elettriche in Italia e confronto con l’Europa
Il dato dell’8% riguarda esclusivamente le BEV mentre la presenza dei PHEV porta il totale dei veicoli a bassissima emissione al 18% del parco nazionale. Questo significa che meno di un decimo dei veicoli in circolazione è 100% elettrico, una proporzione che rende l’Italia la penultima nella classifica europea. Paesi vicini come la Spagna mostrano già una presenza del 10% e le nazioni del Nord Europa hanno superato di gran lunga questi valori, dimostrando come le politiche di incentivazione e le infrastrutture di ricarica siano determinanti per il ritmo di adozione.
Percezione dei consumatori: da scetticismo a curiosità
Un aspetto sorprendente emerso dallo studio è l’evoluzione dell’atteggiamento dei consumatori. Il 34% degli italiani si dichiara ancora scettico nei confronti dell’acquisto di un’auto elettrica entro cinque anni, una percentuale che rimane stabile rispetto alla media europea del 31%. Tuttavia, la fascia di chi si mostra interessata è pari al 59% in linea con la media UE, e il 39% è pronto a considerare un acquisto entro i prossimi due anni. Parallelamente, la percentuale di proprietari di veicoli elettrici è passata dal 5% dell’anno precedente a 7% sebbene resti inferiore alla media europea del 10%.
Riduzione dei costi e miglioramento dell’autonomia: fattori trainanti
Le barriere economiche hanno cominciato a cedere terreno: il prezzo medio dei dieci modelli più venduti di auto elettriche compatte è calato del 27,7% nel 2026. Questo segmento (A e B) è quello più apprezzato dagli italiani per il suo rapporto costi-benefici, e la sua quota sul totale delle vendite è passata dal 47% del primo semestre 2025 al 62,4% nel 2026. Inoltre, l’autonomia dichiarata secondo il ciclo WLTP è aumentata di una media del 10,6% across all segments, rendendo i veicoli più pratici per tragitti quotidiani.
Nonostante questi progressi, la carenza di infrastrutture di ricarica ad alta potenza continua a frenare la diffusione. Solo l’8% delle postazioni di ricarica in Italia supera i 150 kW contro una media del 12% nei principali mercati europei (Francia, Germania, Regno Unito e Spagna). Il rapporto tra colonnine e numero di veicoli è di 2 per 1.000 ben al di sotto della media di 3,5 per 1.000. La maggior parte della ricarica avviene a casa (65%), evidenziando la necessità di potenziare la rete pubblica.
Prospettive istituzionali e richieste del settore
Durante la conferenza di presentazione, Alessandro Moroni dirigente del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha sottolineato l’importanza di un quadro normativo chiaro e di incentivi fiscali mirati per accelerare la transizione. Rappresentanti di case automobilistiche cinesi operanti in Italia – BydCheryGeely e Leapmotor – hanno concordato sulla necessità di investimenti pubblici nella rete di ricarica ad alta potenza e nella promozione del mercato dell’usato, che in Italia è più che doppio rispetto al segmento nuovo.
Le dichiarazioni hanno anche evidenziato l’interesse crescente verso la mobilità autonoma e la necessità di una regolamentazione europea condivisa. Se le politiche di sostegno riusciranno a colmare le lacune infrastrutturali e a mantenere la tendenza di riduzione dei costi, l’Italia potrebbe avvicinarsi ai target europei, riducendo il divario attuale e rendendo le auto elettriche una scelta più accessibile per un pubblico più ampio.
